Giuseppe Flangini
(Verona, 1898 – 1961)
"E tutto ciò con l’umiltà di un’apparente bonomia dialettale, di un esprimersi che smorza la grandezza del tono” (G. Altichieri).
Disegnò manifesti e copertine di libri, si dedicò alla pittura e al teatro collaborando con la rivista teatrale “Controcorrente”. Come autore di commedie, di cui curò spesso regia e scenografia, ottenne premi e riconoscimenti che lo resero molto noto nel circuito del teatro filodrammatico. In quest’ambito strinse amicizie durature con attori, Nico Pepe, Sarah Ferrati, registi, Carlo Terron, Diego Fabbri e artisti quali Orazio Pigato, Albano Vitturi, Pio Semeghini, Arturo Martini, autore del busto ritratto da Flangini nell’Autoritratto.
GIUSEPPE FLANGINI
Primo di cinque figli, nasce a Verona il 12 ottobre 1898 da Silvio e Maria Sterza, insegnante, figlia di Alessandro Sterza, insigne matematico e inventore della lampada ad acetilene che gli era valsa la medaglia d’oro all’Exposition di Bruxelles del 1897. Conseguito il diploma alla Scuola Normale “A. Manzoni” di Verona il 27 giugno 1916, iniziò presto la professione di insegnante elementare che continuò anche dopo il suo trasferimento a Milano, avvenuto nel 1944. Fino a quel momento Flangini fu “per così dire, polivalente: pedagogo o insegnante, commediografo, pittore, disegnatore, dotato di uno strano potere in ogni campo si cimentasse. Poi la pittura prevalse, ma rimasero svegli in lui, non
separati né addormentati, gli interessi multipli, la cultura indeterminata.
La prima esposizione fu, forse, quella organizzata dalla Società di Belle Arti a Verona nel 1921 e, da quell’anno, partecipò a quasi tutte le biennali nazionali fino al 1959.
Varie e importanti anche le altre manifestazioni artistiche nazionali alle quali prese parte. Tra le più prestigiose, le esposizioni all’Opera Bevilacqua La Masa a Venezia, del 1934 e del 1936, alla Quadriennale d’Arte di Roma, al Palazzo della Permanente di Milano, ininterrottamente dal 1948 al 1961. Numerosi i premi conseguiti, quali il Premio Suzzara, il Premio Dalmine, il Premio Gallarate, il Premio Marzotto. Molte le personali in Italia (Milano,
Bergamo, Como, Gallarate, Piacenza, Rovereto, Riva, Venezia, Forlì…) e all’estero (Bucarest, Düsseldorf, Bonn, Vienna, Monaco, Charleroi, Ostenda, Bruxelles…) A Milano continuò l’insegnamento ancora per alcuni anni, poi lasciò la scuola e si dedicò completamente alla pittura, che divenne argomento di vivaci scambi epistolari e di animate discussioni con Lanaro e l’amico Speranza; con Lilloni, De Rocchi, Labò, Bartolini, Monti, Barbieri all’Associazione San Babila di Corso Venezia; e ancora Carlo Carrà a Forte dei Marmi.
I primi viaggi all’estero di Flangini erano iniziati nel 1922, per conoscere i parenti della giovane moglie, la pittrice Gina Zandavalli, emigrati in Belgio per ragioni politiche. Ma solo nel 1946 incominciò la sua personale Wanderung, fino ad allora limitata all’estate, nei musei di Parigi, Bruxelles, Bruges, Amsterdam, Monaco alla ricerca dei maestri ideali.
Nel ritrarre il paesaggio ebbe particolare attenzione per l’ambiente caratterizzato dall’acqua: numerose opere hanno come soggetto i paesaggi marini, del mediterraneo e dei mari del nord Europa, fluviali e lacustri. L’ambiente montano fu quasi esclusivamente trentino, ricordo della prima guerra mondiale, del campo di prigionia e di due stagioni particolarmente felici, le estati del 1959 e del 1961.
Torna invece frequentemente il paesaggio urbano e industriale, la rappresentazione del lavoro dei minatori – allora quasi solo italiani – dei pescatori, degli scaricatori, degli allevatori, dei sabbionai, degli agricoltori. A partire dal 1950 approfondì la matrice espressionista della sua pittura, soprattutto dopo l’incontro con Vincente Minelli, regista del film su Van Gogh Brama di vivere. Flangini, al seguito della troupe come pittore “ufficiale”, infatti disegnò e dipinse attori, comparse e ambienti vangoghiani.
Durante una delle permanenze estive in Belgio, a Ostenda aveva stretto amicizia con Ensor con il quale si trovò spesso a discutere d’arte. Quadri come le Kermesse, cioè la rappresentazione delle feste popolari mascherate, sono l’ideale omaggio al maestro oltre che l’approfondimento di un tema, quello della maschera, molto caro a Flangini, uomo di teatro.
Gli ultimi anni dell’artista, dal 1959 al 1961, furono caratterizzati dalla nascita di un nuovo e felice cromatismo riconducibile alle esperienze dei fauves e di Vlaminck in particolare. In opere come Campagna a Charleroi (1961), Mulino a vento a Hetchel (1960), Paesaggio a Gilly (1961) “traspare una visione più serena della vita, che si esprime oltre che nei temi anche nei toni gialli, ocra rossastri e bruni, vivaci e accesi in un’atmosfera tersa e pulita. Faro di Ostenda (1961) e soprattutto Mulino a Bruges, ultima opera dell’artista rimasta incompiuta sul cavalletto del suo studio alla sua morte, restano come testimonianza del perdurare di una ricerca ancora aperta e vitale” (A. Di Lieto).
Nell’agosto del 1961 Flangini, dopo una breve malattia, morì improvvisamente a Verona.
La città di Milano gli ha dedicato due importanti retrospettive: la prima nel 1967 a Palazzo Reale, promossa da un gruppo di artisti e critici, quali Carlo Carrà, Funi, Treccani, Carpi, Borgese, e dal Comune di Milano; la seconda fu promossa sempre dal Comune di Milano nel 1970 all’Arengario.
Negli anni successivi sono state allestite circa quaranta mostre, in Italia e all’estero, per ricordare la figura e l’opera del Maestro, “semplice pittura di ogni tempo, che vive e che va come una persona” (L. Borgese).
Collection
Il mio percorso
Alcuni dei miei dipinti sono stati premiati con premi speciali dall'Accademia delle Arti e sono stati esposti in tutto il mondo.
Feb 2021
Sep 2020
Jul 2019
Oct 2017
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